No Gronda
21Dic/110

Pinotti in campo: “Io, sindaco per un comune davvero ‘amico’”

Da "Il Corriere Mercantile" del 21/12/2011.

 

11Dic/110

Per la Gronda, rischio amianto nelle polveri dei cantieri

Da IlSecoloXIX dell'11/12/2011 di Daniele Grillo

La denuncia dell'ex assessore e ingegnere Mauro Solari: filtri inadeguati nei progetti

«ESISTE un grave rischio di inquinamento atmosferico da polveri di amianto». Particelle generate dalla movimentazione del materiale di scavo che i filtri "scrubber", inseriti nel progetto di Autostrade per l'Italia (Aspi), non sarebbero in grado di trattenere. Amianto significa veleno per i polmoni, rischio di aumento, negli anni successivi all'avvio dei cantieri per la costruzione della Gronda di Ponente, dell'incidenza di tumori polmonari.

La denuncia è di Mauro Solari, ingegnere chimico e ex assessore provinciale, che ha analizzato per conto del comitato No Gronda la parte del progetto di Aspi sulla gestione delle rocce amiantifere, la cui presenza in quantità considerevoli non è mai stata negata. Per Solari «non è tecnicamente possibile adottare filtri sicuri al cento per cento», e «le stesse precauzioni adottate per salvaguardare la salute dei camionisti, protetti da sistemi antifiltraggio simili a quelli che si utilizzano nelle sale operatorie, non vengono adottate per difendere i cittadini». «Se così fosse, significherebbe che 250 mila genovesi - tanti abitano nelle zone dei cantieri - rischieranno seriamente di respirare amianto».

L'ultimo allarme, il comitato No Gronda lo lancia nella riunione di aggiornamento sul ricorso al Tar presentato attraverso l'avvocato Daniele Granara contro la costruzione dell'autostrada. Un ricorso depositato diversi mesi fa ma quantomai "in itinere", perché a documentazione, nel frattempo che l'iter progettuale prosegue, si aggiunge documentazione.

Tanto che il comitato ha già impugnato la bellezza di dieci atti firmati da enti e ministeri. La prevista costruzione da parte di Società Autostrade della galleria autostradale, dal diametro di
scavo più grande al mondo, secondo il comitato No Gronda porterebbe in superficie «18 milioni di tonnellate di rocce potenzialmente amiantifere». «Un rischio di inquinamento atmosferico enorme per otto anni di lavori ipotizzati», denuncia it portavoce del comitato Paolo Putti. La risposta di Società Autostrade è affidata ad Alberto Selleri, responsabile della funzione realizzazione infrastrutture: «I filtri che utilizzeremo garantiranno la sicurezza dei cittadini, e tutto si svolgerà in ambienti chiusi e senza contatto con l'esterno. Il progetto di cantiere è stato esaminato con l'aiuto dello studio Scansetti, tra i massimi esperti in materia. Il materiale potenzialmente amiantifero, preciso, è di 2,3 milioni di tonnellate».

11Dic/110

I “No gronda” non mollano “Rischio amianto e alluvione”

Da Repubblica dell'11/12/2011 di AVA ZUNINO

«Non Bastava l'inquinamento atmosferico da amianto, che durante gli otto anni di cantiere minaccerà 250 mila persone del Ponente e della Valpolcevera; ci sarà anche l'inquinamento acustico e come insegnano i recenti avvenimenti un rischio in caso di forti piogge».

Il comitato "No gronda" non molla la presa contro la realizzazione del nuovo "braccio" autostradale dal Ponente alla Valpolcevera e ieri mattina, nello studio dell'avvocato Marco Granara, ha rilanciato con i rischi di alluvione e di inquinamento atmosferico.

«La tubazione che con un percorso andata e ritorno da Bolzaneto alla foce del Polcevera porterà il materiale dei lavori è sull'argine del torrente: se viene un'alluvione, se piove come è accaduto lungo il Fereggiano, porta via tutto. E le strade di cantiere che dureranno dieci anni corrono lungo l'argine del Polcevera», dice il comitato, ricordando anche la novità normativa.  «La Regione a luglio ha ridotto la distanza delle costruzioni dall'alveo dei torrenti, portandola da 10 a 3 metri».

E a proposito di Regione il comitato "No gronda" che ha ormai impugnato tutti gli atti e le delibere relative alla gronda autostradale di Ponente, ha detto che procederà «adesso contro tutti i pareri ambientali». Ed ha impugnato anche l'accordo tra gli enti che la Regione Liguria non aveva voluto firmare: «perché non era previsto il tunnel della Fontanabuona. Poi, qualche mese più tardi, quando il governo ha inserito il tunnel, allora il presidente Claudio Burlando ha firmato.  Ma che cosa c'entra la Fontanabuona con la gronda di Ponente? Non sono due opere connesse».

Quanto all'inquinamento, il comitato ripercorre i termini dei lavori in cantiere: «Gli scavi della galleria riguardano 18 milioni di tonnellate di rocce potenzialmente amiantifere, che seppur diluite in 18 anni, verrebbero concentrate nell'area di Bolzaneto dove sono previsti un impianto e una zona di classificazione e stoccaggio delle rocce. Un grande rischio di inquinamento da polveri da amianto riguarderebbe quell'area e quelle attraversate dai camion che li trasportano. Autostrade ha previsto l'utilizzo di filtri che però non sono adeguati a raccogliere le polveri di amianto. E ha previsto anche la protezione degli operai: e la popolazione?».

Quanto al nuovo Puc, dice il comitato: «Stabilisce che ad esempio a Vesima si potrà costruire solo utilizzando i materiali originali, peccato che 50 metri sopra a Vesima la gronda distruggerà tutto e più in là a Voltri distruggerà anche la villa Duchessa di Galliera: per questo chiediamo ai genovesi di esserci vicini e sostenerci.  Abbiamo fatto ricorso, siamo convinti che questo progetto non si farà, è troppo complicato e pasticciato».

Infine, i rapporti con gli enti. Resta la bocciatura per il Comune, «che non ci ha neppure mai convocato mentre Regione e Provincia almeno ci hanno ascoltati. Le nostre sono obiezioni tecniche e non vogliamo risposte politiche». Con i soldi della gronda, afferma it comitato, «si potrebbero fare opere per la città, investendo sul trasporto pubblico e sui parcheggi».

11Dic/110

Comitato “No Gronda”: rischio amianto per 250mila persone

Da IlSecoloXIX.it del 10/12/2011

Genova - Oltre 250 mila genovesi rischiano di respirare polveri di amianto a causa dei lavori della Gronda autostradale di Ponente. La denuncia arriva dal comitato “No Gronda” nel ricorso al Tar presentato questa mattina a Genova nello studio dell’avvocato Daniele Granara.

La prevista costruzione da parte di Società Autostrade della galleria autostradale, dal diametro di scavo più grande al mondo, secondo il comitato, « porterebbe in superficie 18 milioni di tonnellate di rocce potenzialmente amiantifere».

«Un rischio di inquinamento atmosferico enorme per otto anni di lavori ipotizzati», denuncia il comitato, secondo cui «la zona più a rischio sarebbe il quartiere di Genova Bolzaneto, dove sono previsti un impianto e un’area di classificazione e stoccaggio delle rocce scavate».

11Dic/110

Genova, Comitati No Gronda: “Un aborto di opera, che noi non pagheremo mai”

Da Genova24.it del 10/12/2011 di Jenny Sanguineti

Genova. Stamattina l’avvocato Daniele Granara e i Comitati No Gronda hanno illustrato gli aggiornamenti del ricorso al Tar e le osservazioni alla Via sulla contestata Gronda di Ponente. “Abbiamo voluto illustrare lo stato della vicenda, anche alla luce del parere parzialmente negativo della Regione Liguria”, ha esordito l’avvocato Granara.

Una vicenda lunga e spinosa quella di quest’opera, che ha subito l’ultimo stop dopo le dichiarazioni dell’assessore all’Ambiente Renata Briano e la delibera di giunta regionale secondo cui “A livello programmatico l’intervento risulta congruente con gli atti di pianificazione regionale, sotto il profilo trasportistico il giudizio è favorevole, anche se lo studio di impatto ambientale risulta carente”. “La Società Autostrade ha deciso di presentare subito il progetto definitivo, saltando tutto l’iter di quello preliminare, ma non ha presentato una corretta valutazione di impatto ambientale, né la stima dei costi per la ricollocazione delle persone che dovranno spostarsi – spiega Roberto Campi, leader del Comitato di Murta – quindi sono arrivate le valutazioni di Comune, Provincia e Regione e queste ultime hanno ‘censurato il progetto’, richiedendo integrazioni alla valutazione ambientale”.

Ecco arrivare le vere note dolenti dell’opera, quelle per cui i comitati No Gronda stanno lottando da sempre. “E’ stato omesso il fatto che ci siano 83.500 tonnellate di rocce amiantifere che non si saprebbero dove buttare, per non parlare dell’inquinamento dell’aria, che sarebbe altamente impattata dall’opera, soprattutto considerano il fatto che a Genova la quantità di monossido d’azoto è già molto elevata – prosegue Campi – Nessuno ha poi parlato del fatto che il famoso Viadotto Genova andrebbe a passare soltanto 6 o 7 sopra metri al mercato ortofrutticolo. Il rumore, inoltre, sarebbe elevatissimo, tanto è vero che agli abitanti della zona vengono consigliati i doppi vetri e altri metodi di insonorizzazione”.

Un altro punto cruciale è quello riguardante i costi di ricollocazione delle persone. “Non dovrebbero superare il 5% del costo totale dell’opera, ma come si può fare questo calcolo se non si conosce ancora l’importo della Gronda? – continua Campi – infine, l’opzione zero va fatta per legge, al contrario di quanto sostiene la Regione”. Secondo il leader del Comitato Murta, l’opera probabilmente non verrà mai realizzata, ma le preoccupazioni sono comunque tante. “Il pressapochismo con cui si stanno comportando tutti ci fa pensare che questo aborto di opera non vedrà mai la luce, ma non vorremmo che la Società Autostrade decidesse di chiedere comunque 100 o 200 milioni di euro per la realizzazione del progetto – conclude – sia ben chiaro che noi non pagheremo una lira e siamo pronti a marciare su Roma”.

30Set/110

Tg3 Liguria conferenza stampa Movimento 5 Stelle Genova



29Set/110

Comunali 2012, Paolo Putti candidato per il Movimento 5 Stelle: “Il programma con i cittadini”




Dal sito Genova24.it

25Set/110

Grillini e NO GRONDA avanti tutta

VERSO IL 2012 - Movimento e comitati della Valpolcevera
confermano l'alleanza in vista delle prossime comunali

Prende forma la lista per Tursi, manca ancora il nome dell'aspirante sindaco

Ventuno candidati sono già in pista, con tanto di nomi pubblicati nel sito del blog di Beppe Grillo, laddove si parla delle liste del movimento a 5 Stelle.  Ventuno persone"no vip" pronte a partecipare alla sfida per farsi eleggere in consiglio comunale.

«Noi andiamo avanti e cerchiamo di arrivare fino in fondo» dichiara Daniele Cecere, uno degli esponenti del Meet up storico Amici di Beppe Grillo, e anche uno dei candidati nella lista a 5 stelle, dove ci sono anche alcuni esponenti dei comitati No Gronda della Valpolcevera, come Paolo Putti, Mauro Muscarà e Paola Vallin. «Stiamo completando la lista dei candidati e penso che presto indicheremo anche il portavoce che sara il nostro candidato sindaco» aggiunge Putti.

A comporre la lista saranno rappresentanti del Meet up storico e dei comitati No Gronda della Valpolcevera (quelli del Ponente, invece, sono più vicini a Sel, il partito del consigliere comunale Arcadio Nacini e del consigliere provinciale Gian Piero Pastorino). «Con il programma siamo a buon punto - prosegue Putti - e abbiamo intenzione di organizzare degli incontri pubblici in ogni municipio per confrontarci con i cittadini». Nel programma ci saranno, ovviamente, innanzitutto i temi cari ad entrambe le "anime" della lista, a cominciare dalla difesa del territorio e dei beni comuni che si traduce innanzitutto nel no alle grandi opere come terzo valico, gronda e gassificatore.

La ricerca del candidato sindaco prosegue, invece, con due prospettive un po' diverse: i grillini, infatti, sono dell'idea che il candidato sindaco debba essere solo un poratvoce della lista e che, quindi, non abbia importanza se sia più o meno noto, mentre i No Gronda vorrebbero riuscire a trovare un candidato autorevole, capace di un certo "appeal" elettorale anche grazie al suo nome e alla sua storia.  Ma intanto, visto che la ricerca non ha ancora portato frutti, fra i nomi dei possibili candidati sindaco-portavoce, circola anche quello dello stesso Putti.

Se, diversamente da quanto era accaduto alle regionali dello scorso anno, la lista a 5 Stelle l'anno prossimo sara in pista per Comune e municipio, potrebbe raccogliere consensi significativi, alimentati certamente dai venti dell'antipolitica fatta dai partiti, da sempre alimentati da Beppe Grillo. E non secondario sara anche il ruolo che lo stesso Grillo deciderà di avere nella campagna elettorale, se cioè decidera di spendersi in prima persona nella sua città per sponsorizzare la lista. A fare le spese, in termini elettorali, dovrebbe essere comunque soprattutto il centrosinistra, anche perché molti dei promotori della lista (a cominciare dai No Gronda) sono stati fino ad oggi o almeno fino a poco tempo fa, elettori di questo schieramento.

A.C. da il "Corriere Mercantile" del 25.09.2011

 

24Lug/110

In 50.000 a Genova per non dimenticare il G8 del 2001

Guarda le foto su www.opzionezero.com

22Lug/110

L’agenda di Genova: Europa, grandi opere, beni comuni

di Checchino Antonini da Liberazione del 22.07.11

Ancora resistenti ma non reduci: le lotte per la ripubblicizazione dei beni comuni, per la democrazia nei luoghi di lavoro, contro grandi devastanti opere e contro la finanziarizzazione dell'economia si sono "linkate" dieci anni fa a Genova e da qui denunciano ancora tutta la loro bruciante urgenza. E' per questo che - sebbene ignorato dai gornali cittadini - il dibattito serale tra Ferrero, Rinaldini, la No Tav Nicoletta Dosio e Bersani (quello dell'acqua) riempie all'inverosimile il salone di rappresentanza di Tursi, il municipio, fino alla fine. Quando le duecento persone sciameranno per gli scaloni sarà quasi mezzanotte.

Che Luigi De Magistris, annunciato nel programma, sia trattenuto a Napoli dall'emergenza rifiuti non toglie densità alle relazioni degli oratori interrogati dal cronista di Liberazione e accolti da un giovane impiegato genovese, Carlo Di Bernardo, che, da quasi tre anni, si batte nei comitati anti Gronda, «un'altra autostrada in mezzo alle case, un'opera che non si regge, come la Tav». La città è uno snodo non solo simbolico delle questioni in agenda. «Genova rischia di diventare un crocevia di merci (incombe anche la Tav, ndr) senza luoghi per la produzione - spiega anche Antonio Bruno, capogruppo Prc in consiglio comunale - La trasformazione urbana asseconda il declino e le dinamiche imposte dalla manovra immobilizzano la politica e tendono a vanificare gli esiti referendari».

Per tutte queste ragioni hanno molto da riferirsi Genova e i movimenti. «Perché anche in Valle la lotta è contro un mondo diviso in corridoi per le merci delocalizzate - avverte Nicoletta Dosio - La Tav significa desolazione ambientale, fine di una socialità diffusa e accettabile. Per questo venimmo nel 2001». Per questo è tornata a raccontare della «libera repubblica della Maddalena che si batte contro il partito trasversale degli affari per un altro modello di vita e di lavoro». Dice ancora che le barricate in Valle le hanno chiamate Stalingrado e Saigon, per la capacità di resistenza infinita e per la tensione no global; dice che si sono arrampicati, i valligiani, per i sentieri della lotta partigiana e da lì hanno gridato il nome di Carlo a chi li imbottiva di gas chimici cancerogeni. «Il cantiere è solo un fortino per gli alpini tornati dall'Afghanistan. Anche per questo i popoli che lottano sono fratelli. Appoggiateci nel vostro territorio, nel vostro posto di lavoro».

Anche la battaglia per l'acqua è tutta da vincere dopo il referendum, ma Marco Bersani di Attac vuole ricordare la fine di un ciclo di consenso al liberismo segnata dalla valanga di Sì che ha sconfitto anche il modello unidirezionale dell'informazione televisiva. Anche i presunti depositari della libera informazione hanno ignorato i referendari, nel migliore dei casi li hanno marginalizzati: «Santoro ci voleva in 30, con le bandiere ma in piccionaia, Gad Lerner ci chiese se gli mandavamo un panettiere», ricorda Bersani secondo il quale la manovra è anche una vendetta bipartizan contro i referendum. «Se i mercati finanziari espropriano i luoghi decisionali della democrazia rappresentativa, bisogna sperimentare nuovi luoghi decisionali partecipati dal basso - suggerisce - e giocarsi la partita europea contro il Patto di stabilità». E' l'abbozzo di un'agenda che il leader della minoranza Cgil, Gianni Rinaldini, crede sia da elaborare insieme. Il fatto che ogni ragionamento «impatti con l'Europa monetaria», lo induce a cercare più di una dimensione dentro cui agire contro l'americanizzazione del modello sociale che travolge, con l'ultimo accordo, anche la Cgil deformandola in «sindacato di mercato, funzionale alle macchine da guerra delle imprese».

E' dentro questo contesto disegnato a più voci che Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, trova che i movimenti in corso siano in sintonia con la chiamata a Genova di dieci anni fa e tendenzialmente maggioritari come dimostrano i referendum. Da qui il rilancio dell'idea di una costituente dei beni comuni: «Uno spazio di relazioni stabili tra i movimenti, non episodiche, che duri e costruisca soggettività». Una proposta che assume il quadro europeo (Ferrero richiama più volte l'agenda e le forme degli indignados) muovendo da un'autocritica iniziata tre anni orsono sulle responsabilità del suo partito nella desertificazione del social forum in nome della governabilità. «Per l'alternativa - dice - non basta che Berlusconi vada all'opposizione. Bisogna avere cura delle lotte, entrare in connessione.

La democrazia e i beni comuni sono i punti centrali su cui costruire i movimenti. Bisogna riprendere la critica dell'economia politica per battere un analfabetismo di ritorno delle masse su certe questioni. Perché non c'è nulla di naturale nella finanziarizzazione dell'economia. Anzi, vanno posti vincoli precisi al capitale finanziario, alle rendite per aprire spazi di democrazia e di demercificazione».